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Naufragio con 700 morti, scafista condannato a 18 anni

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Naufragio con 700 morti, scafista condannato a 18 anni

CATANIA. 13 DIC. Il Gup di Catania, Daniela Monaco Crea ha sentenziato rispettivamente 18 anni di reclusione e cinque anni nei confronti dei due presunti scafisti del tragico naufragio avvenuto il 18 aprile 2015 al largo della Libia in cui morirono oltre 700 migranti (sopravvissero solo 28 persone).

Tra loro anche due minorenni che si sono costituti parte civile. I due imputati erano il ‘capitano’ del natante, il tunisino Mohamed Alì Malek, 27 anni, e il suo ‘mozzo’ siriano Mahmud Bikhit, di 25.

I due sono stati condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma Mohamed Alì Malek è stato ritenuto colpevole anche di omicidio colposo plurimo e naufragio.

Gli imputati si sono sempre proclamati innocenti, sostenendo di essere dei semplici ‘passeggeri’ come gli altri migranti.

La Procura di Catania aveva chiesto la condanna di Malik a 18 anni e di Bikhit a sei anni e il pagamento di un risarcimento danni di tre milioni di euro.

Il ‘mozzo’ ha accusato anche lui Malek di essere il ‘comandante’.

Quest’ultimo sostiene di avere visto i componenti dell’equipaggio, ma di non averli individuati tra i sopravvissuti.

Secondo l’accusa il naufragio “fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre compiute dal ‘comandante’ che portarono il peschereccio ad urtare il mercantile King Jacob, intervenuto per soccorre i migranti.

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